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DOVI E AVPIF FIRMANO UN PROTOCOLLO D’INTESA PER LA TUTELA DELLE VITI A PIEDE FRANCO

di Tiziana Briguglio, Vice Presidente Arga Lazio

L’intesa apre una collaborazione nazionale dedicata a conservazione, ricerca, divulgazione e valorizzazione di un patrimonio vitivinicolo raro, espressione di biodiversità, identità dei territori e sostenibilità.

Custodire le radici più antiche della viticoltura italiana e trasformarle in una risorsa per il futuro. È questo l’obiettivo del protocollo d’intesa firmato ieri ai Bagni Vittoria di Nettuno (RM), dai presidenti di DOVI – Denominazione di Origine dei Vitigni Italici e AVPIF – Associazione Italiana per la Tutela delle Viti a Piede Franco ETS, Mario Lomartire e Silvano Ceolin. L’accordo dà avvio ad un percorso condiviso per proteggere e far conoscere le viti non innestate, testimonianze viventi della storia agricola e del patrimonio genetico dei territori. La collaborazione unirà competenze scientifiche, giuridiche, produttive e culturali per sostenere le aziende, promuovere la ricerca e diffondere una conoscenza più consapevole dei vini ottenuti da vigneti a piede franco. La firma è avvenuta nell’ambito della presentazione del IX Nettuno Wine Festival, al termine di un confronto dedicato alla tutela, alla sostenibilità e alla valorizzazione di questi impianti, con la partecipazione di istituzioni, studiosi e operatori del settore. Tra gli interventi, quelli del giornalista e wine expert Giulio Somma, del ricercatore del CREA Viticoltura ed Enologia Massimo Morassut, della vicepresidente di ARGA Lazio Tiziana Briguglio e della giurista agroalimentare Giovanna Sangiuolo, responsabile dell’Ufficio legale di AVPIF. Il protocollo prevede azioni congiunte per la ricognizione e la catalogazione dei vigneti a piede franco, la costruzione di una rete tra associazioni e produttori, lo sviluppo di studi e progetti di ricerca, la messa a punto di percorsi di valorizzazione enologica e la promozione dei valori ambientali, storici, culturali e paesaggistici legati a queste vigne.

«Con questa intesa vogliamo mettere a sistema esperienze e competenze, offrendo strumenti concreti alle aziende e ai territori che custodiscono i vitigni non innestati», dichiara Mario Lomartire, presidente di DOVI. «La tutela del piede franco unisce memoria e innovazione: significa difendere biodiversità, qualità e identità produttiva, ma anche costruire nuove opportunità di sviluppo sostenibile».

«Il protocollo segna un passaggio importante per la conservazione, la ricerca e la divulgazione dedicate alle uve e ai vini a piede franco», sottolinea Silvano Ceolin, presidente di AVPIF. «Queste vigne rappresentano un patrimonio irripetibile della cultura vitivinicola italiana. Proteggerle significa trasmettere alle generazioni future conoscenze, paesaggi e produzioni autentiche».

L’intesa sottoscritta a Nettuno stabilisce così le basi di una collaborazione stabile e di respiro nazionale. DOVI e AVPIF lavoreranno insieme affinché le vigne a piede franco non restino soltanto preziose testimonianze del passato, ma diventino laboratori di biodiversità, resilienza e cultura del vino capaci di parlare al futuro.

CEREALIA 2026: IL MEDITERRANEO SI RACCONTA ATTRAVERSO TERRA, CEREALI E COMUNITÀ. MEDIA PARTNERS MEDIAQUATTRO, ARGA LAZIO, WINE APP E UNARGA

di Tiziana Briguglio, Vice Presidente Arga Lazio

Dal 12 settembre al 30 ottobre 2026, Cerealia torna a mettere in dialogo territori, culture e sapori con la XVI edizione del festival internazionale “Cerealia. La festa dei cereali. Cerere e il Mediterraneo”. Oltre sessanta appuntamenti attraverseranno Roma e dieci regioni italiane, trasformando luoghi, tradizioni e filiere agroalimentari in occasioni di incontro, conoscenza e partecipazione.

Ad aprire il festival, il 12 settembre, sarà la conferenza internazionale “La dimensione culturale del dialogo euro-mediterraneo”, ospitata nella cornice di Villa Falconieri a Frascati. L’evento, organizzato con l’Accademia Vivarium novum e l’ISMEO – l’Associazione internazionale di studi sul Mediterraneo e l’Oriente, vedrà la presenza della rappresentanza diplomatica della Regione della Catalogna, protagonista del focus internazionale di questa edizione. Il programma toccherà Lazio, Campania, Emilia-Romagna, Sicilia, Lombardia, Piemonte, Puglia, Calabria, Sardegna e Basilicata, oltre agli eventi che hanno anticipato il festival tra giugno e agosto. La formula diffusa e partecipativa di Cerealia rafforza il legame tra comunità e territori, promuove la divulgazione culturale e scientifica e invita a riscoprire saperi, pratiche e tradizioni costruiti nel rispetto della terra e dei suoi frutti. Al centro dell’edizione 2026 ci sono due ricorrenze promosse dalle Nazioni Unite: l’Anno internazionale dei Pascoli e dei Pastori e l’Anno internazionale delle Donne Agricoltrici. Incontri e conferenze approfondiranno il valore ambientale, economico e culturale delle comunità pastorali e il ruolo decisivo delle donne nei sistemi agroalimentari. Tra gli appuntamenti di rilievo, il convegno “Pascoli e Pastori: dal mito al 4.0”, promosso da INSOR – Istituto Nazionale di Sociologia Rurale e FIDAF- Federazione Italiana Dottori Agronomi e Forestali, con la collaborazione e l’ospitalità di Confagricoltura, in programma a Roma il 29 ottobre.

Le direttrici del Cerealia festival Paola Sarcina e Tiziana Briguglio

Si rinnova inoltre il contributo del CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, con numerose iniziative, e la collaborazione con la FAO – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura,  nell’ambito della seconda edizione dell’exhibit “From Seed to Food”, in programma al Circo Massimo di Roma dall’ 8 al 12 ottobre. Tra le regioni protagoniste spiccano Sicilia e Sardegna. Ad Alghero, dal 22 al 25 ottobre, una serie di iniziative celebrerà l’incontro tra la cultura sarda e quella catalana alle radici della Dieta Mediterranea: dal ricettario medievale Sent Soví all’opera di Grazia Deledda, passando per transumanze, pani rituali e memorie condivise. Il calendario offrirà anche visite guidate, escursioni naturalistiche, degustazioni di prodotti tipici sostenibili e di prossimità, laboratori per famiglie, performance artistiche e mostre: esperienze pensate per avvicinare pubblici diversi al patrimonio materiale e immateriale dell’Italia. Ispirato ai Vestalia e ai Ludi di Cerere dell’antica Roma, Cerealia è un progetto transdisciplinare di rete promosso da enti privati con l’adesione di numerosi partner locali, nazionali e internazionali. Il festival fa dello scambio interculturale tra i Paesi del Mediterraneo la propria cifra distintiva, intrecciando cultura, alimentazione, ambiente, turismo e dimensioni sociali ed economiche.

Cerealia è un evento eco-friendly e plastic free, impegnato a promuovere comportamenti responsabili e una fruizione sostenibile delle attività. Il Festival ringrazia tutte le organizzazioni, gli enti e le imprese che, a diverso titolo, hanno scelto di sostenere e condividere il progetto. Il programma completo, con attività gratuite e appuntamenti su prenotazione, sarà consultabile dalla fine di agosto sul sito del festival www.cerealialudi.org.

 

FRANTOI APERTI IN UMBRIA DAL 17 OTTOBRE. UNARGA E ARGA UMBRIA TRA I MEDIA PARTNERS. BIODIVENSITA’ E LUOGHI FRANCESCANI

di Michela Federici

L’Umbria rurale si prepara a tornare protagonista dell’autunno italiano con la XXIX edizione di Frantoi Aperti®, l’evento che racconta il territorio attraverso il suo prodotto identitario per eccellenza: l’olio extravergine di oliva. Dal 17 ottobre al 15 novembre 2026, per cinque fine settimana , la manifestazione offrirà un ricco calendario di iniziative dedicate alla raccolta delle olive e alla produzione dell’olio nuovo, accompagnando i visitatori alla scoperta dei frantoi in attività, dell’olio extravergine di oliva, dei paesaggi olivati, dei borghi storici e dell’eccellenza agroalimentare dell’Umbria.

Punto di riferimento dell’oleoturismo italiano, Frantoi Aperti® in Umbria proporrà un programma capace di unire esperienze autentiche nei luoghi di produzione, percorsi culturali, attività all’aria aperta, degustazioni, eventi artistici e iniziative dedicate alla valorizzazione del patrimonio paesaggistico regionale, confermando il ruolo dell’Umbria come destinazione d’eccellenza del turismo esperienziale. L’edizione 2026 assumerà un significato ancora più speciale grazie alla concomitanza con le celebrazioni per l’ottavo centenario di San Francesco. Per rendere omaggio al Santo simbolo dell’Umbria, i tour “EVO&Art Experience”, organizzati nei cinque weekend della manifestazione, accompagneranno i partecipanti in un viaggio che intreccia la cultura dell’olio extravergine di oliva con l’arte, la biodiversità e i luoghi francescani più rappresentativi della regione. I percorsi, effettuati con bus navetta e guide turistiche, attraverseranno le sottozone della Dop Umbria e toccheranno siti che custodiscono la memoria del Santo. Numerose le novità che caratterizzeranno questa 29esima edizione. Debutterà il primo Moto Giro dei Frantoi Aperti® in Umbria, che per tre fine settimana offrirà ai motociclisti differenti itinerari tra paesaggi olivati e borghi storici, con tappe nei frantoi in lavorazione ed assaggio di olio appena franto. Domenica 18 ottobre farà il suo esordio il primo Frantoi Aperti® Trail Run, una corsa a piedi in ambiente naturale tra gli olivi umbri e su sentieri sterrati, destinata ad essere riproposta, nelle future edizioni di Frantoi Aperti, come manifestazione podistica itinerante che coinvolgerà, di volta in volta, i vari borghi umbri aderenti all’evento. Il 18 ottobre tornerà anche la Grande Pedalata lungo la Fascia Olivata Assisi-Spoleto, giunta alla quarta edizione. L’itinerario cicloturistico accompagnerà i partecipanti da Spoleto a Campello sul Clitunno attraversando uno dei paesaggi rurali più rappresentativi dell’Italia centrale, riconosciuto come Paesaggio Rurale Storico, inserito tra i Sistemi del Patrimonio Agricolo di Rilevanza Mondiale della FAO e candidato a diventare Patrimonio UNESCO. L’iniziativa, organizzata dalla Strada dell’Olio e.v.o. Dop Umbria insieme a FIAB Umbria, Spoleto-Norcia MTB, Ciclostorica La Francescana ed il partner tecnico YouMobility, rappresenta uno degli appuntamenti simbolo dell’incontro tra mobilità lenta, natura e cultura dell’olio. Per tutta la durata dell’evento i frantoi in lavorazione saranno il cuore pulsante della manifestazione.

Qui i visitatori potranno assistere dal vivo alla frangitura delle olive, conoscere i processi produttivi dell’olio nuovo, partecipare a degustazioni guidate e vivere esperienze che raccontano la qualità dell’olio extravergine umbro e la ricchezza della biodiversità regionale. Intorno ai frantoi prenderanno vita trekking, passeggiate naturalistiche, escursioni in bicicletta, attività per famiglie e laboratori dedicati alla cultura dell’olio. Accanto all’enogastronomia, grande spazio sarà dedicato all’arte e alla cultura. Tornerà infatti #CHIAVEUMBRA – Sperimentazioni artistiche nel Paesaggio Olivato, progetto curato da Palazzo Lucarini Contemporary che propone installazioni e interventi di arte contemporanea capaci di dialogare con il paesaggio e offrire nuovi sguardi sul territorio. La musica accompagnerà l’intera manifestazione grazie ai concerti nelle vie e piazze dei borghi e delle città d’arte della regione; ed alla rassegna “Suoni dagli ulivi secolari”, con concerti ospitati in alcuni dei luoghi più suggestivi del paesaggio olivicolo umbro, tra monumentali ulivi secolari che rappresentano un patrimonio naturalistico e identitario unico: l’Ulivo Secolare di Sant’Emiliano a Trevi – Colli Assisi Spoleto, l’Ulivo Secolare di Macciano a Giano dell’Umbria – Colli Martani; l’Ulivo secolare di Rajo ad Amelia – Colli Amerini e l’Ulivo secolare di Dolce Agogia – Colli del Trasimeno. Bus navetta, itinerari guidati a piedi ed escursioni in e-bike collegheranno gli oliveti ai borghi e alle città d’arte, dove si svolgeranno feste dedicate all’olio nuovo, mercati di produttori e artigiani, visite guidate, degustazioni, esposizioni di eccellenze agroalimentari e i tradizionali assaggi di pane e olio appena franto nelle piazze. Anche la ristorazione sarà protagonista. Nei cinque weekend di Frantoi Aperti®, gli chef della rete “Umbrian #EVOOAmbassador – Testimoni di oli unici” proporranno speciali menu di terra e di lago studiati per valorizzare gli oli extravergine di oliva dei produttori aderenti alla manifestazione, offrendo ai visitatori un viaggio completo nei sapori autentici dell’Umbria.

Frantoi Aperti® in Umbria è organizzato dall’Associazione Strada dell’olio e.v.o. Dop Umbria, che si avvale di Add Comunicazione ed Eventi, agenzia specializzata nella comunicazione e promozione dell’Olio, dell’oleoturismo e dell’enogastronomia; con il contributo della Regione Umbria, il patrocinio di ENIT, Sviluppumbria, Accademia dell’Olio e dell’Olivo e la collaborazione di tutti gli attori del comparto olivicolo umbro. 

BOLOGNA, 5 SETTEMBRE 2026. TRADIZIONE E FUTURO DELLA COMUNICAZIONE VENATORIA: DALL’INFORMAZIONE CARTACEA AL DIGITALE

PESTE SUINA AFRICANA, LA CINTA SENESE E GLI ALLEVAMENTI ESTENSIVI SOTTO ASSEDIO. “COSI’ RISCHIAMO DI PERDERE UN PATRIMONIO UNICO DEL MADE IN ITALY”

di Stefania GuernieriPresidente ff Arga Toscana 

Non è più soltanto un’emergenza sanitaria. La diffusione della Peste Suina Africana (PSA) in Toscana rischia di trasformarsi in una crisi economica, ambientale e culturale capace di cancellare uno dei simboli della zootecnia italiana: la Cinta Senese DOP, razza autoctona allevata da secoli allo stato brado e riconosciuta come una delle eccellenze del Made in Italy agroalimentare.

Negli ultimi giorni il virus ha compiuto un salto che preoccupa l’intero comparto. Dopo il primo focolaio registrato a Comano, in provincia di Massa-Carrara, nuovi casi hanno interessato anche il Pistoiese. L’emergenza è ormai arrivata negli allevamenti toscani e le conseguenze sono già pesanti: secondo quanto comunicato dal Consorzio di Tutela della Cinta Senese DOP, in poche settimane è stato abbattuto circa il 10% dei circa 3.200 capi della razza presenti in Italia. Numeri che raccontano una situazione senza precedenti e che hanno spinto non soltanto il Consorzio, ma anche quindici organizzazioni nazionali del mondo agricolo, biologico, ambientalista e della tutela della biodiversità a chiedere un cambio di rotta nella gestione dell’emergenza. La Cinta Senese rappresenta molto più di una produzione di qualità. È una razza storica, recuperata dopo essere stata vicina all’estinzione e oggi allevata quasi esclusivamente in Toscana secondo un modello estensivo che valorizza boschi, pascoli e aree marginali. Proprio questa modalità di allevamento costituisce oggi il principale elemento di fragilità. Gli animali vivono all’aperto e il contatto, anche indiretto, con i cinghiali rende molto difficile azzerare il rischio di diffusione della PSA. La malattia non è trasmissibile all’uomo, ma è altamente contagiosa e letale per suini domestici e selvatici. In presenza di un focolaio, la normativa sanitaria può imporre l’abbattimento di tutti gli animali presenti nell’allevamento.

“Siamo davanti a un pericolo reale, non più a un’ipotesi lontana”, afferma il presidente del Consorzio di Tutela della Cinta Senese DOP, Nicolò Savigni. “Un solo focolaio in uno degli allevamenti più importanti potrebbe compromettere irreversibilmente il patrimonio genetico della razza. Gli allevatori hanno fatto la loro parte investendo nella biosicurezza, ma fuori dai confini aziendali il rischio resta fuori dal loro controllo”.

Proprio per evitare di perdere definitivamente il patrimonio genetico della razza, il Consorzio aveva avviato già nell’agosto 2024 un progetto condiviso con istituzioni regionali e nazionali. L’obiettivo era creare una riserva genetica costituita da un piccolo nucleo di riproduttori – tra dodici e quindici scrofe e tre verri – da trasferire in un sito isolato e ad alta biosicurezza, così da garantire la sopravvivenza della razza anche in caso di emergenze sanitarie. Dal primo sopralluogo sono stati valutati diversi siti insieme ad ANAS e agli altri soggetti coinvolti. Tuttavia, a quasi due anni di distanza, il progetto è ancora fermo: non è stato individuato il sito definitivo, non si è conclusa l’istruttoria sanitaria e il nucleo di salvaguardia non è mai stato costituito. “Dal 2024 chiediamo alle istituzioni di costituire questo nucleo di riproduttori”, ribadisce Savigni. “Il tempo delle valutazioni e dei rinvii è terminato. Oggi possiamo ancora salvare la Cinta Senese. Domani potrebbe essere troppo tardi.” L’allarme lanciato dal Consorzio è stato raccolto da un ampio fronte composto da Slow Food Italia, FederBio, Legambiente, AssoBio, AIAB, Veterinari Senza Frontiere, ARI, RARE, ONAS, UCI, insieme ad altre organizzazioni del settore biologico e dei Presìdi Slow Food.

Le quindici organizzazioni hanno inviato una lettera al Commissario straordinario alla PSA, Giovanni Filippini, chiedendo un incontro urgente per rivedere l’attuale strategia di contrasto alla malattia. Secondo i firmatari, l’impatto delle misure adottate negli ultimi anni ha assunto “proporzioni devastanti” soprattutto per gli allevamenti estensivi e familiari, che rappresentano la struttura portante della suinicoltura italiana. Un dato riportato nella lettera fotografa bene la situazione: l’83% degli allevamenti suinicoli italiani conta meno di cinquanta capi. Realtà molto diverse dai grandi allevamenti intensivi, ma che oggi vengono sottoposte a regole sostanzialmente identiche. Le organizzazioni denunciano i ritardi nell’erogazione degli indennizzi agli allevatori colpiti. Secondo i firmatari, molti ristori diretti non sono ancora stati liquidati, mentre quelli relativi ai danni indiretti risultano sostanzialmente fermi al 2024. Per aziende familiari che vivono quasi esclusivamente dell’allevamento della Cinta Senese o di altre razze autoctone, questa situazione rischia di tradursi nella chiusura definitiva dell’attività. I numeri della Cinta Senese raccontano una realtà produttiva limitata nelle dimensioni, ma di grande valore economico e territoriale.

Alla fine del 2025 la filiera contava 79 allevatori, 6 macelli e 18 imprese di trasformazione. Nello stesso anno sono stati certificati 3.135 capi macellati, pari a oltre 617 tonnellate di mezzene, per un valore economico stimato in 5,5 milioni di euro.

L’AGRICOLTURA BIOLOGICA AL CENTRO DELLA RESILIENZA CLIMATICA EUROPEA. UNARGA TRA I MEDIA PARTNERS

Il 2 settembre 2026, nell’ambito del progetto OrganicClimateNET, FIRAB sarà al Parlamento Europeo a Bruxelles (e online) insieme a IFOAM Organics Europe, FiBL e Justus Liebig University Giessen per un confronto con parlamentari europei sulle politiche di interesse agricolo e climatico dal titolo: “The contribution of organic farming to climate change adaptation and resilience”.

Di fronte ai crescenti rischi climatici è urgente incentivare sistemi agricoli resilienti, diversificati e capaci di concorrere alla mitigazione della crisi climatica: il biologico si orienta in questa direzione.

Ne parleremo riportando il lavoro di ricerca in corso in OrganicClimateNET e rappresentando con testimonianze dirette di agricoltori coinvolti nel progetto le buone pratiche e le esperienze di chi affronta e gestisce la sfida climatica ogni giorno in aziende biologiche.

Quando: Mercoledì 2 settembre 2026 | Ore 14:00 – 16:00

Dove: Parlamento Europeo (Sala 4F384, Bruxelles) & Online

Info e programma completo: https://www.organicseurope.bio/events/the-contribution-of-organic-farming-to-climate-change-adaptation-and-resilience/

RIMINI, CONVEGNO EVOP. UNARGA E ARGA EMILIA ROMAGNA, MARCHE, UMBRIA E SAN MARINO TRA I MEDIA PARTNERS

PREMIO “MAESTRO DELL’ARTE DELLA CUCINA ITALIANA” . CERIMONIA A PALAZZO GHIGI A ROMA CON I VINCITORI

Si è svolta il 15 luglio 2026, nella Sala Verde di Palazzo Chigi, la cerimonia di consegna del Premio “Maestro dell’Arte della Cucina Italiana”. Il riconoscimento è stato conferito, per il secondo anno, dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla presenza del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida. Istituito con la legge n. 59 del 19 aprile 2024, il Premio è dedicato alla valorizzazione dei Maestri dell’enogastronomia italiana e delle professionalità che custodiscono, tramandano e innovano il patrimonio dei saperi e delle tradizioni gastronomiche nazionali.

I nomi dei Maestri scelti per l’edizione 2026 rappresentano l’intera filiera agroalimentare. Per la gastronomia e la cucina il riconoscimento è stato assegnato rispettivamente a Francesco Panella ed Enrico Cerea, mentre Simone Padoan è stato premiato per l’arte della pizza. Il legame con la terra e i suoi frutti è rappresentato dai riconoscimenti conferiti a Piero Antinori per il settore vitivinicolo e ad Antonella Titone per quello olivicolo. Margherita Angela Mastromauro e Pierluigi Roscioli sono i primi insigniti delle nuove categorie dedicate rispettivamente all’arte della pasta e alla panificazione. Il quadro dei riconoscimenti si completa con il mondo della pasticceria, della gelateria e dell’arte casearia: Federica Russo riceve il premio per la pasticceria, Eugenio Morrone per la gelateria e, per l’arte casearia, Nicola Bertinelli, Presidente del Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano e di un caseificio molto importante in provincia di Parma.

“Siamo fieri di avere istituito per legge questo Premio per celebrare il nostro patrimonio e la maestria di chi ogni giorno lo rende amato e apprezzato a livello globale. I Maestri dell’Arte della Cucina Italiana sono tra i protagonisti del prestigio nazionale e la loro opera ci rende orgogliosi, perché promuovono nel mondo la nostra identità e la nostra cultura. Il Governo continuerà a lavorare, come ha fatto finora, con stanziamenti record e una strategia di sistema, per promuovere l’agroalimentare italiano e renderlo sempre più forte e dinamico”, ha dichiarato il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

 “La cucina italiana è la prima al mondo, non solo nei numeri, ma perché rappresenta universalmente il paradigma di benessere, dello stare insieme, della cura per l’altro. I maestri hanno quindi una missione, avere cura di tramandare le loro arti alle future generazioni. Con questo riconoscimento lo Stato riconosce la loro dedizione, la passione con la quale sono diventati esempio per gli altri”, ha detto il Ministro Francesco Lollobrigida.

LA CALABRIA CHIEDE LAVORO VERO E GIUSTIZIA: IL CAPORALATO BRUCIA IL FUTURO AGRICOLO

di Michele Bungaro

Il 9 luglio, al Palazzo del Consiglio Regionale di Reggio Calabria, un corso di formazione per giornalisti affronta i nuovi equilibri del lavoro agricolo tra dazi, welfare, legalità e corretta terminologia. Un appuntamento che mette al centro la Calabria e la necessità di raccontare il caporalato con responsabilità e precisione.

La Calabria, terra agricola tra le più identitarie del Mezzogiorno, torna protagonista del dibattito nazionale con il corso di formazione “Dazi, tutele e welfare: i nuovi equilibri per il lavoro agricolo”, in programma giovedì 9 luglio, dalle ore 9:30 alle 13:30, nella Sala Giuditta Levato del Palazzo del Consiglio Regionale di Reggio Calabria. In una regione che conosce bene le ferite del caporalato — un fenomeno che, come un incendio improvviso, può bruciare vite, diritti e dignità — il corso nasce per offrire ai giornalisti strumenti aggiornati per raccontare il lavoro agricolo con rigore, sensibilità e responsabilità. L’iniziativa è organizzata dall’Ordine dei Giornalisti della Calabria, su proposta del Sindacato Giornalisti della Calabria, UNARGA e ARGA Calabria, con la collaborazione della Fondazione Enpaia.

La Calabria rappresenta uno dei territori agricoli più significativi del Mezzogiorno, con filiere che uniscono tradizione, qualità e biodiversità. In un contesto globale segnato da tensioni internazionali, dazi e nuovi equilibri commerciali, la sicurezza alimentare assume una dimensione geopolitica sempre più rilevante. Secondo le elaborazioni Ismea su dati Eurostat, l’agricoltura italiana genera oltre 40 miliardi di euro di valore aggiunto, collocando il Paese al secondo posto in Europa: un quadro in cui la Calabria svolge un ruolo strategico grazie alla resilienza delle sue imprese e alla capacità di innovare. La giornata offrirà una lettura completa delle trasformazioni in atto: dai diritti e doveri nel lavoro agricolo alla previdenza e alle tutele sociali, dalla sicurezza sul lavoro alle responsabilità professionali, fino al ruolo del Parlamento nell’evoluzione normativa. Un capitolo centrale sarà dedicato alla legalità, con l’intervento del Comando Carabinieri Tutela del Lavoro, impegnato nel contrasto al caporalato e nell’emersione del lavoro sommerso. La corretta terminologia giornalistica diventa così un presidio di verità, uno strumento per raccontare il fenomeno senza semplificazioni e senza retorica.

Il corso approfondirà anche il valore della filiera agroalimentare italiana e il contributo di Fondazione Enpaia, modello avanzato di welfare che sostiene competitività, legalità e sostenibilità nel settore primario. Tra i relatori, oltre ai rappresentanti istituzionali, interverranno Col. Marcello Robustelli, Comandante del Gruppo Carabinieri Tutela del Lavoro di Napoli; Massimo Fiorio, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali; Giuseppe Peleggi, Direzione Studi e Ricerche Enpaia; e Fabrizio Stelluto, giornalista, responsabile comunicazione ANBI e consigliere dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto, che offrirà una lettura critica del ruolo della bonifica e della gestione del territorio nella costruzione del valore agroalimentare nazionale.

Sono previsti due momenti di confronto diretto con i relatori, per approfondire casi di studio, testimonianze e scenari emergenti. Il corso è gratuito, si svolge in presenza e mette a disposizione dei partecipanti sintesi ufficiali, materiali didattici e un QR-code unico per consultare tutte le risorse in modalità paperless. L’apertura dei lavori sarà affidata ai saluti istituzionali delle autorità regionali. Interverrà il presidente del Consiglio Regionale, Salvatore Cirillo e di seguito: Giuseppe Soluri, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria, Giorgio Piazza, presidente della Fondazione Enpaia, Santa Giannazzo, Sindacato Giornalisti della Calabria, e Manuela Lacaria, coordinatrice ARGA Calabria. Una cornice istituzionale che conferma l’impegno condiviso nel promuovere legalità, qualità dell’informazione e tutela del lavoro agricolo.

A POLLICA (SALERNO) IL BLUERA SUMMIT DI ACCIAROLI PROPORRA’ LA NUOVA AGENDA EUROPEA DELLA BLUE GOVERNANCE. UNARGA E ARGA CAMPANIA TRA I MEDIA PARTNERS

Vittorio Rambaldo pescatore della Menaica

di Anita Tassinato

Dal 8 al 10 luglio, Acciaroli ospiterà il BLUERA Summit, l’appuntamento promosso dal Comune di Pollica che riunirà istituzioni, mondo della ricerca, imprese, comunità della pesca e organizzazioni della società civile per discutere il futuro delle politiche del mare nel Mediterraneo.

Il BLUERA Summit rappresenta un importante momento di confronto istituzionale e di condivisione della strategia BLUERA, il programma di ricerca e sviluppo ideato e promosso dal Sindaco Stefano Pisani, che consolida un percorso di visione strategica e pragmatismo amministrativo avviato con il Masterplan Strategico del Cilento Sud e orientato alla costruzione di un modello innovativo di governance costiera fondato sulla tutela del capitale naturale, sull’innovazione, sulla ricerca, sull’educazione e sulla partecipazione attiva delle comunità.  Sviluppato in partenariato con la Regione Campania nell’ambito del Programma Nazionale FEAMPA 2021-2027, BLUERA si inserisce nel quadro delle principali strategie europee dedicate alla Blue Economy e alla rigenerazione degli ecosistemi marini, proponendo Pollica come laboratorio mediterraneo permanente per la cooperazione internazionale e la sperimentazione di nuove politiche pubbliche sul mare. Per tre giorni il Summit affronterà i temi del turismo blu, della pesca sostenibile, della biodiversità, dell’innovazione tecnologica, della pianificazione costiera e delle opportunità offerte dall’America’s Cup per lo sviluppo delle comunità costiere. Tra imedias partners anche UNARGA e ARGA Campania. Tra i pilastri del programma BLUERA c’è BLUERA Blue Schools, il percorso educativo sviluppato dal Comune di Pollica con il Future Food Institute, che al Paideia Campus ha organizzato il bootcamp internazionale SAVE THE OCEAN con giovani talenti provenienti dal mondo. A chiudere le serate dell’8 e del 9 luglio saranno due straordinari ospiti coinvolti nel programma: Alex Bellini ed Edoardo Pierantozzi, tra le voci più autorevoli del racconto contemporaneo del mare, dell’esplorazione e della sostenibilità.

Edmondo Soffritti agricoltore rigenerativo dell’azienda La Petrosa

Il programma si articolerà in tre giornate dedicate ai principali temi della Blue Economy e della governance del mare. Martedì 8 luglio, il focus sarà sul TurismoBlu, con gli interventi degli Assessori regionali Fiorella Zabatta e Vincenzo Maraio, seguiti dal confronto con Andrea Volpe, Luca Cascone, Raffaele Esposito, Francesco Morra, Mariateresa Imparato. Nel corso della serata saranno consegnate le Cinque Vele di Legambiente e Touring Club e presentata la Guida alle Destinazioni Costiere Sostenibili della Campania, mentre l’evento serale vedrà protagonista l’esploratore Alex Bellini. Mercoledì 9 luglio, la giornata dedicata a “Il Mare che Nutre il Futuro” riunirà Vincenzo Peretti, Angelo Bonanno, Gualtiero Basilone, Domenico Ciorciaro, Vito Troisi, Graziella Romito, David Laborde (FAO), Alberico Simioli, Maurizio Cinque e i rappresentanti delle marinerie campane per discutere di pesca sostenibile, biodiversità e ricerca; in serata interverrà Edoardo Pierantozzi con “Pescatori di questo Mondo”. Giovedì 10 luglio, la sessione “Mediterraneo Digitale”, aperta dall’Assessora regionale Claudia Pecoraro, vedrà gli interventi di Gerardo Iovane, Michele Scardi, Antonio Nicoletti e Gianni Quaranta sui temi dell’innovazione e delle tecnologie per il mare, seguiti da una sessione sulle strategie territoriali con Stefano Pisani, l’Assessore Regione Vincenzo Cuomo e l’Assessore all’America’s Cup del Comune di Napoli – Carlo Puca, dedicata al Masterplan Cilento Sud e alle opportunità dell’America’s Cup per lo sviluppo del Mediterraneo.