di Marco Ceriani, delegato Consiglio Nazionale UNARGA
Un week end di gran gusto quello appena concluso a Milano. Il palcoscenico della kermesse milanese di Identità Golose ha visto sul palco ben 170 relatori, 89 masterclass, 12 approfondimenti tematici. Tra i tanti chef stellati presenti alla manifestazione la star che come sempre ha attirato di più l’attenzione è stato Ferran Adriàchef che con il suo ristorante tristellato “elBulli” ha cambiato per sempre volto, tecniche e identità della cucina contemporanea d’autore.
È Adrià che ha ideato, creato e reso celebre la cucina molecolare. Sempre suo l’utilizzodei selz per creme e mousse, l’utilizzo del sottovuoto, dell’azoto liquido, l’uso delle pinze per l’impiattamento dei cibi e le invenzioni in materia di caffè (quello solidificato e quello con il caviale) e… tanto, molto altro.Ad uno dei tanti cooking showa cui ho assistito, ho incontrato Karime Lopez chef di “Gucci Osteria- Massimo Bottura, Firenze”. Di origini messicane, Karime è stata la prima chef messicana a ricevere, nel 2019 la stella Michelin e il premio di miglior Chef donna della Guida Identità Golose). Karime con il marito Takaiko Kondo, chef giapponese, si sono specializzati nella cucina dei primi piatti con ingredienti fusion tra Modena, Mexico e Giappone. Karine è non solo una chef di fama ma è anche nota per la sua umanità verso i colleghi di cucina. Sua è la frase: «Se un cuoco non è felice, lasciatelo andare», un pensiero che riflette sul benessere nelle cucine dei ristoranti, «I ragazzi della brigata non sono una nostra proprietà. Il rispetto delle persone è tutto».Bella, brava e sensibile, cosa volere di più da una chef stellata?
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Presentata a Milano il 12 febbraio scorso la IX edizione di Myplant & Garden, il Salone internazionale del Verde (Fiera Milano Rho, 19-21 febbraio 2025), appuntamento professionale tra i più importanti al mondo per le filiere del florovivaismo. Tra i 50 media partner italiani e stranieri anche Unarga con Arga Lombardia Liguria, rappresentata dal Presidente nazionale Roberto Zalambani e dal Consigliere nazionale nonchè referente lombardo Marco Ceriani.
55.000 mq di spazi espositivi su 4 padiglioni: una superficie impressionante, 5,5 ettari di esposizione pari a 8 campi da calcio o a 211 campi da tennis. Oltre 800 marchi in esposizione (22% dall’estero, soprattutto da Paesi Bassi, Germania, Danimarca, Francia, Spagna, e per la prima volta saranno in fiera aziende floricole da Ecuador e Kenya), decine di associazioni partner, 200 delegazioni di buyer e oltre 125 aziende estere accreditate in visita da 45 Paesi strategici e 5 continenti,70 tra convegni e iniziative speciali, 9 macrosettori merceologici di riferimento: vivai, fiori, decorazione, macchinari, tecnica, vasi, servizi, architettura ed edilizia, arredo outdoor. In più, aree esterne per barbecue e boscaioli. Attesi oltre 20.000 operatori e centinaia di buyer e delegazioni internazionali da Medio Oriente (in continuo aumento), Europa (Germania, Spagna, Bulgaria, Romania e Francia in primis), Nord America e Cina, a testimonianza della centralità di Myplant nei mercati globali e dell’eccellenza del prodotto ‘Made in Italy’ nel mondo: si tratta di operatori e aziende del verde, paesaggisti, sviluppatori immobiliari, insegne distributive, centrali d’acquisto, manager dello sport, strutture hospitality a 360°, tecnici e municipalità, organizzatori di grandi eventi, società import/export.
Confermato il record del valore della produzione nel 2023 (3,1 miliardi di euro), il florovivaismo ‘Made in Italy’ dovrebbe sfondare quota 3,2 miliardi nel 2024. Il dato più alto di sempre, in base alle proiezioni basate sui rilevamenti del 2024, pari a un aumento del 3,5% rispetto all’anno precedente e del 30,8% in 10 anni. Anche i dati sulle esportazioni italiane risultano incoraggianti, superando il miliardo nei primi 9 mesi del 2024 (+5,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Tuttavia, se la bilancia commerciale ha registrato un avanzo superiore ai 390 milioni di euro, è stato registrato un evidente aumento delle importazioni: 618 milioni di euro, erano 471 e 459 nello stesso periodo rispettivamente del 2023 e del 2022. I principali acquirenti dei prodotti florovivaistici di origine italiana nel mondo sono in ordine: Francia (19,7% del valore dell’export italiano registrato dei primi 9 mesi del 2024); Paesi Bassi (17,0%); Germania (16,4); Svizzera (5,0%) e Regno Unito (3,7%). Dall’altra parte i principali fornitori risultano essere: Paesi Bassi (72,0% del valore dell’import italiano registrato dei primi 9 mesi del 2024); Francia (7,2%); Spagna (6,2%); Germania (3,5%) e Grecia (2,6%).
La presentazione alla stampa dell’edizione 2025
Il florovivaismo italiano, con 17.000 aziende e oltre 45.000 gli ettari di terreno dedicato, è una industry risultato d’insieme di filiere importantissime per l’economia italiana, il benessere dei cittadini e l’equilibrio ecosistemico. Il florovivaismo è un settore cruciale per l’economia, la salute e l’ambiente. Contribuisce a ridurre l’inquinamento atmosferico indoor e outdoor, mitigare le temperature soprattutto in ambito urbano – riducendo anche il tasso di mortalità legato all’innalzamento delle temperature -, migliorare la gestione delle acque piovane, consolidare i terreni, ridurre il rischio di alluvioni, salvaguardare ecosistemi, favorire la biodiversità.
L’Italia è un “hotspot climatico”, ossia un territorio dove il progressivo innalzamento delle temperature corre a doppia velocità rispetto alla media, in cui l’aumento delle aree verdi nelle città è essenziale per affrontare ondate di calore, smog e fenomeni climatici importanti. Le città italiane stanno affrontando estati sempre più lunghe e calde, con un incremento significativo delle “notti tropicali”. Inoltre, i danni economici causati da intensi sbalzi climatici sono aumentati drasticamente, rendendo l’Italia il Paese europeo con le perdite e i costi più alti. Effetti sociali, economici e produttivi che una puntuale e corretta gestione del territorio avrebbe potuto ridurre drasticamente: il florovivaismo può dare un contributo decisivo nella progettazione e realizzazione di strategie di adattamento e mitigazione climatica, anche attraverso le nuove tecnologie.
In quest’ottica, le filiere del verde si stanno sempre più avvicinando all’innovazione sostenibile, alla digitalizzazione e all’efficientamento della raccolta e gestione dei dati. Uno spaccato di tutto ciò sarà ben rappresentato da MyplanTech, che metterà in evidenza le principali novità e innovazioni proposte dalle aziende. Nel settore delle coltivazioni, l’agricoltura 4.0 fa progressi: secondo l’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano, nel 2023 le colture hi tech sul totale erano salite al 9%- per un giro di affari pari a 2,5 miliardi di euro (+19% rispetto al 2022). Acquaponica, circolarità, risparmio idrico ed energetico, robotica, fotovoltaico, sensoristica AI, substrati e concimi ecocompatibili, digitalizzazione, mappatura dei terreni, sistemi di monitoraggio e illuminazione, pavimentazioni, vertical farming sono alcune delle proposte presenti in fiera
Al termine della presentazione il Presidente di UNARGA Roberto Zalambani ha visitato alcuni locali del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano che, cinquant’anni fa, nel 1975, ospitò il Congresso mondiale della stampa agricola, unico tenutosi in Italia.
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Mentre dall’osservatorio Copernicus viene confermato Gennaio come mese più caldo di sempre, è annunciato tra pochi giorni lo storico sorpasso di un grado tra Napoli ed Il Cairo: i 18 gradi del capoluogo campano saranno peraltro solo un grado meno di Riyad, capitale dell’Arabia Saudita!
Il tutto all’indomani dei prevedibili nubifragi, che hanno colpito la Sicilia NordOrientale e la Calabria ionica in un quadro climatico, che vede ancora il mar Mediterraneo molto caldo (fra i 16° delle coste meridionali italiane ed i 18° di quelle greche, mediorientali e nordafricane) e per questo nuovamente a rischio di eventi estremi per l’annunciato arrivo di un fronte temporalesco, proveniente dalle coste maghrebine e che tornerà ad investire Sicilia e Calabria, che si confermano alla mercè del tempo, per poi spostarsi più a Nord. Le mappe meteorologiche dell’ECMWF (European Centre for Medium Range Weather Forecasts – Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine) non promettono niente di buono: a rendere noto l’evolversi di una primavera “fuori stagione” è l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.
Sul tratto di costa che, unisce le province di Messina e Catania, gli oltre 100 millimetri (quasi mm. 200 su alcune zone) di pioggia, caduti nello scorso week-end, hanno provocato la piena di diversi torrenti, alcuni dei quali straripati come lo Zafferia, che ha sommerso l’omonimo paese con fango e detriti: sono esondati la Pagliara, il Niceto, il Fiumedinisi, la Savoca, il Cozzi, il Santa Venera, il San Giovanni. Ancora una volta inoltre, a far da contraltare, c’è l’esiguità delle piogge cadute sulle aree interne dell’Isola, dove solo in poche stazioni di rilevamento le precipitazioni cumulate nelle 48 ore hanno raggiunto le due cifre (quasi esclusivamente sulle province di Catania, Siracusa, Ragusa e parte del Trapanese). Lo stesso ciclone mediterraneo è stato la causa delle grandinate e dei nubifragi con cumulate di pioggia di oltre 100 millimetri, che hanno flagellato anche le province di Reggio Calabria, Catanzaro e Crotone, anche qui portando in dote straripamenti di torrenti come la Fiumarella e numerose frane.
“Lungo tutta la Penisola continuano a segnalarsi eventi meteo dalle caratteristiche estreme, cui il Paese si contrappone con colpevole distrazione, continuando a privilegiare gli interventi in emergenza a quelli in prevenzione – segnala Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – In Italia non si percepisce quel cambio di passo in termini di adattamento alla crisi climatica e che pare invece finalmente entrare nelle direttrici europee.”
Sul fronte delle risorse idriche del nostro Paese, positiva è la ripresa, che sta interessando alcune regioni meridionali, a partire proprio dalla Sicilia che, grazie a due mesi (Dicembre e Gennaio) più piovosi del consueto (il primo mese del 2025 ha registrato quasi ovunque cumulate superiori a mm. 100, superando mm. 200 sull’area orientale dell’Isola), ha visto incrementare i volumi stoccati negli invasi di oltre 50 milioni di metri cubi, salvo poi trovarsi costretta, a causa di criticità strutturali delle opere idrauliche, a sversare in mare una parte consistente di questo “oro blu”. Attualmente l’acqua invasata in Sicilia ammonta a circa 250 milioni di metri cubi, ma di questi solo il 48% è realmente utilizzabile.
“E’ difficile accettare la condizione di un’isola, dove basterebbe la manutenzione dell’esistente ed il completamento degli schemi idrici per dare un significativo incremento alla resilienza di territori esposti più di altri agli sconvolgimenti dettati dalla crisi climatica” commenta Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.
Nell’Italia insulare, capitolo a parte merita la condizione della Sardegna, dove i volumi idrici aumentano di oltre 156 milioni di metri cubi in un quadro, però, diviso tra bacini colmi (ad esempio, in Baronia ed in Ogliastra) con l’ “incubo” di sversare l’acqua in mare e cronica scarsità idrica in alcuni territori (Basso Sulcis ed Alto Cixerri, ma anche le aree nordoccidentali). Nel Sud Italia, la Basilicata registra un incremento di oltre 6.800.000 metri cubi nella riserva idrica, trattenuta nei bacini artificiali, riducendo il deficit con il 2023 a circa 43 milioni di metri cubi (nei primi giorni di Dicembre il disavanzo era mln. mc. 161 ca.!). In Puglia, l’attesa ripresa idrica tarda ad arrivare: con l’incremento settimanale di mln. mc. 2,78, il totale delle riserve idriche della Capitanata raggiunge mln.mc. 59,5 , cioè meno di un quinto del volume di riempimento autorizzato. In Campania, questa settimana si registrano incrementi di portata per i fiumi Volturno, Sele e Garigliano. Nel Lazio continua la parabola discendente dei livelli nei due laghi dei Castelli Romani: quello di Albano, in meno di un anno e mezzo, si è abbassato di ben 64 centimetri (!!) e fatica a risollevarsi anche in periodi piovosi, mentre quello del bacino di Nemi è sceso di un ulteriore centimetro, nonostante qualche pioggia. E’ rimasta invece pressoché stabile, durante il mese di gennaio, l’altezza idrometrica del lago di Bracciano. Continuano ad essere deficitari i flussi in alveo dei fiumi laziali, perfino se confrontati con le portate registrate nello scorso quinquennio spesso caratterizzato da gravi crisi idriche: Tevere, -32%; Aniene, -39%; Velino, -22%.
In Umbria, il largamente deficitario livello del lago Trasimeno si è alzato di 3 centimetri in questa settimana; la diga Arezzo trattiene volumi idrici pari a mln. mc. 2,32 ,mentre le portate dei fiumi Topino, Paglia e Chiascio subiscono una leggera flessione. In Abruzzo i livelli idrometrici dei fiumi Alento, Sinello e Pescara registrano valori superiori a quelli medi dello scorso quinquennio. Nella regione, nonostante la situazione su alcuni territori sia migliorata (nella fascia collinare teatina la disponibilità idrica è tornata nella norma), in altre zone persiste una condizione di severità idrica alta (nella Piana del Fucino, la disponibilità di risorse è ancora al di sotto dei livelli minimi storici). Nelle Marche, i fiumi Potenza, Esino e Nera continuano a registrare le altezze idrometriche più basse del recente quinquennio; i volumi trattenuti negli invasi ammontano a mln. mc. 43,73.
La Toscana, che la scorsa settimana aveva dovuto affrontare un’emergenza maltempo, vede tornare a scendere i livelli dei fiumi che, pur mantenendo flussi abbondanti, rientrano in parametri idraulicamente meno preoccupanti; ancora deficitaria è la portata del fiume Ombrone, che è a circa il 9% della media del periodo (!!). Anche in Liguria calano i livelli dei fiumi Vara, Entella, Magra ed Argentina dopo i pesanti nubifragi della scorsa settimana e che avevano fatto temere per l’assetto idrogeologico. In Emilia Romagna, tra i fiumi appenninici l’unico a crescere è la Secchia, la cui portata attuale supera del 196% quella media del periodo; risultano invece molto al di sotto del consueto i flussi in alveo dei bacini fluviali più orientali: la portata del Savio è quasi un decimo di quella normale, mentre il Reno è sceso addirittura sotto i livelli minimi storici. I bacini piacentini sono all’82% del volume invasabile, segnando volumi idrici nettamente al di sopra dei valori tipici di questa stagione.
Nell’alveo del fiume Po scorre più acqua del consueto: il surplus supera il 50% in alcune stazioni del Torinese e dell’Alessandrino e non scende sotto il 20% lungo tutta l’asta. In Veneto tornano superiori alla media le portate dei fiumi Adige (+44%), Livenza (+8,7%), Piave (+27%); in calo, invece, il livello del Bacchiglione. A Gennaio le precipitazioni sulla regione sono state superiori del 27% alla media; sulle Dolomiti però, da inizio anno idrologico, il deficit di precipitazione nevosa è stimabile in -34%, mentre sulle Prealpi in -43%. In Lombardia, l’indice SWE (Snow Water Equivalent) registra + 28% di neve rispetto alla settimana scorsa, ma rimane deficitario sia rispetto alla media storica (-42%) sia al 2024 (-13%). Il totale delle riserve idriche registra un deficit del 25,63% rispetto alla media. Le altezze idrometriche dei grandi laghi del Nord sono in forte crescita e ben al di sopra delle medie storiche: il riempimento del Maggiore si attesta all’83%, quello del Lario è al 58,2% , il Benaco è al 90,7%, il Sebino al 70,7%.
In Piemonte, la neve al suolo è nella media sulle Alpi Occidentali e Settentrionali, mentre nel settore meridionale ne manca il 45%. Il mese di gennaio ha visto cadere il 67% di pioggia in più della media. E’ in aumento la portata della Stura di Demonte, mentre a torna a decrescere, dopo gli exploit dei giorni scorsi, quella del Tanaro. In Valle d’Aosta, infine, è in calo la portata della Dora Baltea, mentre resta invariata quella del torrente Lys.
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I riconoscimenti pronti per essere assegnati ai “re del cioccolato”
Il Premio Tavoletta d’Oro, in occasione del trentennale della fondazione della Compagnia del Cioccolato, celebra i migliori cioccolati italiani con la ventitreesima edizione. La cerimonia si svolgerà il 15 febbraio alle ore 12:00 nella bellissima cornice dell’evento “I Cioccolati del Mediterraneo” che si terrà a Maglie nel Salento, all’interno del nuovo Museo Archeoindustriale di Terra d’Otranto con diretta Facebook sulla pagina di Compagnia del Cioccolato. Unarganews media partner.
Le Tavolette d’Oro, veri oscar del cioccolato, rappresentano i più autorevoli premi al cioccolato di qualità in Italia, i giudizi degustativi sono assegnati secondo le schede di valutazione ideate da Compagnia del Cioccolato. L’associazione è attiva da 30 anni e vanta più di mille associati con una composizione che va dagli amanti del “cibo degli dèi” a degustatori professionali, giornalisti del settore, esperti a vario titolo del food e raffinati gourmet. La Compagnia, sempre attenta alle problematiche legate al cioccolato di qualità, vuole con questi Premi, fornire un’analisi completa dei cioccolati in vendita in Italia e un orientamento per i suoi soci e per tutti i consumatori.
Arrivano a questa finale i cioccolati che hanno superato gli 85 centesimi e che, nella loro complessità, rappresentano l’eccellenza del cioccolato italiano. I giudizi sono assegnati dalle commissioni composte dagli esperti degustatori di Compagnia. Sono stati assaggiati più di 1300 tra cioccolati in tavoletta e altri prodotti al cioccolato.
Una Festa del cioccolato italiano che nel trentennale della Compagnia rappresenta la continuità di fare didattica portando avanti la volontà di trasmettere tutta la conoscenza e l’amore per il cioccolato.
Il Presidente di Unarga Roberto Zalambani con il Ministro Francesco Lollobrigida dopo l’inaugurazione di Sigep
Spettacolare inaugurazione il 18 gennaio 2025 a RiminiFiera di Sigep Word, la più importante rassegna mondiale del gelato e della pasticceria con intrusione nei prodotti da forno, nella pizza e nel caffè.
La presentazione del libro “GenerAzioni in campo” dell’associata ARGA Eva Panitteri e di Maurizio Saggion
Grande apertura nella piazza centrale con il Ministro Francesco Lollobrigida attorniato da autorità europee, nazionali, regionali e locali e moltissimi operatori dei media. La stampa specializzata era rappresentata dalla delegata italiana in IFAJ e ENAJ Lisa Bellocchi, da Roberto Zalambani e Mimmo Vita, Presidente e Presidente del Comitato scientifico di UNARGA, dalla Segretaria di ARGA Interregionale Maria Passalacqua, dalle scrittrici Tiziana Di Masi e Eva Panitteri, dal Delegato del Montefeltro Paolo AgostinoDavani, dall’addetto alla comunicazione della Compagnia del Cioccolato Stefano Bugamelli, dalla responsabile media di Carpigiani Michela Iorio che ha mostrato ai giornalisti l’ultima innovazione: la macchina con pagamento Contactless e non a “monete”.
Esperienza interessante nello stand dei cioccolatieri pluripremiati Bernardi di Grottaglie che hanno illustrato alla stampa in anteprima le uova di tendenza per il prossimo periodo pasquale.
Si ripete con la Giornata della stampa specializzata martedì 21 gennaio 2025 che vede in scena ancora Carpigiani e poi il Consorzio della Piadina Romagnola Igp, il Molino Agugiaro&Figna e la Casa Optima Mec3 con le grandi novità presentate da chef stellati e maestri gelatieri.
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Antica costruzione della Murgia Materana con alloggi per animali, persone e chiesa rupestre
di Roberto Zalambani, Presidente UNARGA
Amare Matera in due giorni. Impresa non impossibile se ci si affida a Giuseppe Abbatino, maestro nel condurre e raccontare, a Francesco Paolo Fontana, autista con la vocazione per i luoghi del cibo e soprattutto a Raffaele Natale, guida del Parco della Murgia Materana, ‘Maestro del territorio’ e volontario del soccorso, scrittore niente male.
“Matera è tra gli insediamenti umani più antichi del mondo – spiega Natale – e le grotte sono stati i rifugi naturali per l’uomo preistorico, prima nomade e poi stanziale. Sgrossate, le grotte sono diventate ricovero di animali, rifinite abitazioni, arricchite con architetture e immagini sacre luoghi di culto. Tutto il parco è costellato di casali rupestri, una volta abitati da famiglie che facevano capo a una chiesa rupestre, luogo di culto e luogo cimiteriale”.
Poi l’uomo si è spostato progressivamente nel centro abitato di Matera popolando le zone laterali alla Civita e dando vita ai Sassi Caveoso e Barisano.
Il presepe cinquecentesco della Cattedrale di Matera
“Un dedalo di vie e viuzze, scale e scalette – continua – strade che diventano i tetti delle abitazioni sottostanti, armonici vicinati. Un attento sistema di canalizzazione che capta le acque meteoriche e le convoglia attraverso dissabbiatori nelle cisterne a campana rivestite in coccio pesto. Un’ urbanistica verticale che rende i Sassi di Matera un sito unico e dal fascino inimitabile”.
Un lungo periodo di degrado e poi il miracolo turistico e culturale con un intreccio armonico di archeologia, di ambiente, di arte, di enogastronomia e di tradizione. Con i marchi di qualità dell’Unesco e dell’Europa. Difficile scegliere tra i tanti luoghi, tra itinerari che si intrecciano nelle viscere della terra dove si raggiungono in pochi minuti punti di interesse che sembrano lontani. Come da piazza Vittorio Veneto alla Cattedrale e alle chiese rupestri di Santa Maria de Idris e di San Giovanni in Monterrone. Nella prima, sul pavimento restaurato, alcune mattonelle in ceramica dall’ingresso all’altare, servivano ad accompagnare i devoti che sceglievano di percorrere l’ultimo tratto del pellegrinaggio strisciando la lingua. Ristoranti con nomi di santi con gradoni a scendere che portano in grotte comunicanti; cisterne d’acqua diffuse che trovano il loro monumentale simbolo nel Palombaro Lungo realizzato nel ‘500 e capace di cinque milioni di litri. Quando si entra nella casa grotta del Vicinato, antica abitazione arredata con mobili e utensili utilizzati fino agli anni ’60 del secolo scorso, si riscopre la vita di convivenza tra uomini e animali in una grotta progressivamente scavata per aumentare gli spazi per una famiglia anche numerosa, scaldata dal calore animale con il lettone rialzato a protezione dall’ umidità e della chioccia.
Raffaele Natale illustra l’ambiente della Murgia Materana
Le nascite, le morti, le feste patronali erano occasioni per rinsaldare i vincoli del vicinato. Dal centro storico, dove per un mese sono state provate le scene mozzafiato di 007, si intravede il crinale della Murgia Materana dove sono state “girate” le passioni di Cristo di Pasolini nel 1964 e di Gibson nel 2004, che rivivono nelle fotografie di Domenico e Antonio Notarangelo e di Geo Coretti. Pochi minuti e raggiungiamo con un pullmino rosso quel crinale da cui si dipartono valloni e altri crinali. E chi meglio di Raffaele Natale ce li può descrivere: “In silenzio percorriamo gli stretti sentieri battuti da uomini e animali. Attraverso le macchie di lentisco e di ginepro. Rocce ricoperte di muschi e licheni, foglie d’acanto e querceti di roverelle e fragni mi spingono a cercare, seminascoste nella vegetazione, la mano dell’uomo. Una cisterna a caduta con le pareti di coccio pesto, rimaneggiata, trasformata in stalla con ancora le boccole per legare gli animali ricavate nel banco di calcarenite e le mangiatoie scolpite. Il sentiero mostra canali di scolo e tombe alto medioevali e, seminascosto tra i fitto fogliamo, ecco l’ingresso della cripta del Canarino con le profonde incisioni, le eleganti croci graffite da ebrei convertiti o da pellegrini. Una scaletta intagliata mi conduce, tra il verde delle macchie di alaterno e di terebinto, a una serie di tombe ad arcosolio. Mi sporgo su uno sperone roccioso e sotto scorgo l’ingresso della chiesa della Madonna della Loe e poco più avanti nella chiesa bi absidata di Sant’Andrea, trasformata in ovile ma con ancora i due altari addossati ed un pilastro centrale. Proseguendo tra tombe di calcarenite, intravedo in lontananza il paese di Montescaglioso e, tra le macchie, la Masseria Selva Venusio e, più in basso, la Masseria Irene, In un complesso rupestre ormai interrotto da frane si trova la cripta di Pandona e poi la parte superiore della chiesa di Sant’ Eustachio, con i suoi tre altari laterali e l’ affresco del santo che contempla il Cervo Crucifero”.
Quanto ancora ci sarebbe da chiedere, da ascoltare, da raccontare. Anche sulla Matera da gustare partendo dal pane che, come quelli di Altamura e di Laterza, è buono e profuma delle radici del mondo rurale, cibo prediletto da contadini, pastori e gualani, gli stagionali chiamati a custodire terre e animali. Il pane doveva durare quindici giorni perché pastori e gualani potessero tornare al paese per il cambio della biancheria e per gli acquisti alimentari soprattutto di pane che veniva consumato fresco la prima settimana e raffermo la seconda, tagliato a fette con il latte caldo d’ inverno e con il pomodoro, l’origano, l’olio e il sale d’estate. La sua forma, tagliata a metà, é alta, di colore giallo, croccante all’esterno e soffice dentro. Il lievito madre era un bene prezioso; se finiva, si andava a prestito e il non restituirlo portava male. Avrei voluto terminare questi due giorni inebrianti a cavallo del Capodanno con Marilena, Stefania e Marco nell’azienda vitivinicola di Michele Dragone, che ho sentito al telefono, ma il tempo è mancato. Sarà la meta privilegiata di un altro viaggio per due motivi: il primo perché la sua tenuta, a dodici chilometri dal capoluogo, racchiude la straordinaria Cripta del Peccato Originale, lungo un versante della Gravina di Picciano, suggestiva testimonianza dell’arte rupestre nell’Italia meridionale con pregevoli affreschi di stile longobardo-benedettino che hanno spinto gli abitanti ad indicarla come la “Grotta dei Cento Santi”, tanti sono quelli che ti osservano dalle pareti, un tutt’uno con l’albero del frutto del peccato, il fico e non la mela, e una distesa di fiori tanto vasta che l’ignoto artista è stato definito “il pittore dei fiori”.
Il secondo motivo è legato allo spumante “Ego Sum” prodotto da Michele Dragone e dalla sua bella famiglia, premiato come “Campione del mondo Rosé da vitigni autoctoni”, uno spumante metodo classico di Primitivo, Dop Matera brut rosé; quattromila piante in tutto con raccolta manuale delle uve e affinamento in bottiglia per almeno 12 mesi. Acquistata una bottiglia, sarà il degno complemento di una cena tipica lucana ancora tutta da studiare e sperimentare.
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Il Consiglio Nazionale di UNARGA si è svolto in modalità telematica il 6 dicembre 2024 con la partecipazione dell’intera Giunta esecutiva e di molti tra consiglieri nazionali e presidenti delle ARGA. Il Presidente Roberto Zalambani, introducendo i lavori, ha tracciato il bilancio di un 2024 intenso e impegnativo. L’anno si è contraddistinto per un’ampia attività formativa e di sensibilizzazione, realizzata dalle Associazioni regionali, e per l’ intenso lavoro sulle tante emergenze ambientali che hanno colpito molti territori evidenziando l’importanza di un’informazione attenta e rispettosa, capace di bilanciare la cronaca con la tutela delle comunità colpite. Centrale, inoltre, il tema della gestione del suolo e delle acque, con il vice Presidente vicario Fabrizio Stelluto come punto di riferimento. Tra le novità imminenti, il presidente ha segnalato la consulta dei gruppi di specializzazione del sindacato FNSI, in programma il 19 dicembre 2024, occasione per rafforzare il dialogo tra i diversi gruppi, esplorare sinergie e approfondire le tematiche legate al turismo rurale e ambientale, ambiti integrati di recente nelle competenze di UNARGA. Tuttavia, non sono mancate criticità. Zalambani ha evidenziato la difficoltà di trasformare le numerose collaborazioni con enti pubblici e privati in opportunità di lavoro stabile per i giornalisti. Questo problema, insieme alla necessità di avvicinare i giovani alla professione e all’associazionismo, rappresenta una sfida cruciale per il futuro. In vista del rinnovo dei vertici previsto per il 2026, il presidente ha espresso l’auspicio di coinvolgere nuove generazioni, promuovendo un modello associativo che valorizzi competenze e passioni ma che sia sostenibile anche dal punto di vista economico. “Non possiamo pensare che i giovani facciano solo volontariato”, ha sottolineato. L’incontro ha confermato il ruolo di UNARGA come punto di riferimento per i temi legati all’agricoltura, all’ambiente e ai territori, rinnovando l’impegno per una comunicazione responsabile e una maggiore valorizzazione professionale dei giornalisti del settore. I master di giornalismo promossi da Università e Ordini regionali: pur vantando docenti di alto livello, mancano di attenzione e spazi per le specializzazioni, ormai essenziali per creare opportunità lavorative nel settore proprio oggi che si comprende l’importanza di competenze specialistiche per competere con figure come influencer e follower, che pur operando con modalità diverse, ottengono grande seguito, specialmente tra i giovani. Ha invitato però a non erigere muri, riconoscendo che in contesti come fiere e eventi è spesso necessario collaborare, mantenendo la specificità del giornalismo professionale. L’assemblea ha poi approvato all’unanimità due delibere preparatorie al congresso del 2026: il mantenimento della quota associativa di 10 euro per i soci effettivi e la definizione del numero di delegati al Congresso Nazionale, calcolato sulle quote al 31 dicembre 2025.
Il segretario generale Gian Paolo Girelli ha detto che il 2025 sarà un anno elettorale per Ordine dei Giornalisti e Casagit Salute con percorsi che porteranno entrambi gli Istituti al rinnovo dei propri vertici. Ha quindi illustrato dettagliatamente le novità della recente riforma Casagit che prevede alcune restrizioni e nuove compartecipazioni alle spese. Girelli ha poi ricordato il bilancio positivo dell’INPGI. Le elezioni per il rinnovo dei consigli regionali dell’Ordine dei giornalisti si terranno a marzo 2025.
Maurizio Di Schino, Delegato della FNSI presso la nostra Unione, ha ribadito l’importanza della consulta dei gruppi di specializzazione, prevista per il 19 dicembre 2024, come momento di confronto e conoscenza reciproca tra le 13 realtà operative. Ha inoltre lodato il premio Wigwam, definendolo una “scuola di giornalismo” che coinvolge studenti di ogni grado in iniziative ad alto valore sociale. Infine ha raccomandato la vigilanza contro lo sfruttamento dei freelance, spesso spacciato per volontariato. Ha concluso con un aggiornamento sul rinnovo contrattuale giornalistico, che entrerà nella fase tecnica a gennaio 2025, dopo una prima fase politica già avviata. L’intervento di Lisa Bellocchi presidente uscente dell’associazione europea dei giornalisti agricoli (ENAJ) ha fatto il punto sulle attività in un anno intenso di eventi e progetti. Ha ricordato il ruolo dell’associazione e la sua partecipazione come rappresentante italiana al congresso mondiale di IFAJ, l’organizzazione internazionale dei giornalisti agricoli, tenutosi in Svizzera ad agosto. All’evento, che ha visto la partecipazione di delegati da 65 Paesi, è stato eletto il nuovo direttivo della Federazione mondiale. Tra i temi discussi in Svizzera, il disagio espresso da molti Paesi, soprattutto africani, nell’onorare le quote annuali di adesione. Su questa criticità, si è aperto un intenso dibattito volto a individuare soluzioni per superare l’impasse. Il prossimo congresso mondiale si terrà in Nigeria, mentre nel 2026 sarà la volta della Croazia. Inoltre, si valuta l’organizzazione di un presidium in Italia nel 2025, durante la fiera Agrilevante a Bari, per celebrare i cinquant’anni dall’ultimo congresso mondiale ospitato nel nostro Paese. Altro evento si svolgerà a Milano, la città che ospitò centinaia di giornalisti di tutto il mondo nel 1975. Successo dell’ Assemblea di ENAJ svoltosi in Umbria in ottobre e accompagnato da un viaggio alla scoperta del territorio grazie alla Presidente di ARGA Umbria Simona Maggi; 40 i giornalisti europei partecipanti. L’evento ha messo in luce due eccellenze italiane: la coltivazione dello zafferano e la razza bovina chianina. Lisa Bellocchi, nel lasciare la presidenza, ha accettato per spirito di servizio di rimanere nel Consiglio a rappresentare l’Italia.
Mimmo Vita, presidente del comitato scientifico di UNARGA, ha invece posto l’accento sulla concorrenza di blogger e influencer, evidenziando come la maggiore pubblicazione di contenuti da parte dei giornalisti potrebbe rendere il settore agricolo più ricettivo verso la stampa tradizionale. Il tesoriere Efrem Tassinato ha illustrato i primi dati relativi al Bilancio 2024 che dovrebbe concludersi con un piccolo utile. È in corso intanto un progetto per migliorare il sito web, con il cambio del dominio da UNAGA a UNARGA. Successo anche per il Premio Wigwam Stampa Italiana, realizzato in partnership con numerose organizzazioni e Comuni. Nei loro interventi in voce e scritti, le ARGA regionali hanno sottolineato l’importanza dei corsi di formazione per il giornalismo agricolo, utili anche a promuovere l’associazione.
Roberto Ambrogi, vice Presidente e Presidente di ARGA Lazio, ha parlato dei problemi di categoria e delle molte iniziative dell’Associazione.
Sono intervenuti inoltre: Carlo Morandini ( Friuli Venezia Giulia ), Tiziana Briguglio ( Lazio ), Fabio Benati ( Lombardia ), Hira Grossi ( Liguria ), Franco Polidori e Stefania Guernieri ( Toscana ), Gian Omar Bison e Donato Sinigaglia ( Veneto ), Emilio Bonavita, Andrea Guolo e Alessandro Maresca ( Emilia-Romagna ), Luana Spernanzoni ( Marche ), Antonella Monaco ( Campania ), Michele Peragine e Luciana Doronzo ( Puglia ), Manuela Lacaria e Ada Cosco ( Calabria ).
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